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martedì 2 aprile 2013

Forse qualcosa sta cambiando...

Nei post passati ho affrontato la questione dei negozi che sono costretti a chiudere, soprattutto negozi di abbigliamento e bar; durante le mie scorribande in città osservo con attenzione come si evolve la situazione, devo dire che quel che ho potuto vedere nelle ultime settimane mi ha stupito, e anche un po' confortato.
Qui c'era una gelateria che è vissuta una sola estate, con i primi freddi ha chiuso e non ha più riaperto, da un paio di settimane c'è una bottega artigiana: custodia, riparazione e vendita biciclette, e non è la sola
eccone un'altra in un ex negozio di abbigliamento. Erano anni che in centro storico non si vedevano più botteghe del genere, un tempo ce n'erano diverse, tutte scomparse per far luogo a negozi più "moderni ed eleganti". E non ci sono solo le botteghe di biciclette:
Ecco una sartoria specializzata in rammendi, accorciamento pantaloni, sostituzione cerniere lampo ecc.
Perché dico che qualcosa sta cambiando? Perché, spero, questi sono i primi segnali di un ritorno alle buone abitudini di una volta, al "riparare e non buttare" e all'idea che riparare biciclette, elettrodomestici e vestiti è un lavoro utile e rispettabile. Se così sarà potremo ringraziare la crisi economica per aver avuto qualche risultato positivo.

3 commenti:

  1. Avendo vissuto in Germania a lungo, soprattutto a Monaco, Berlino e Hannover, mi ha sempre stupito la quantità incredibile di "botteghe" tradizionali: calzolai, orologiai (non gioiellieri, proprio i vecchietti che riparano gli orologi), riparatori e artigiani di vario genere.
    Forse il boom economico in Italia ha portato ad una diffusione di un modello di consumo diverso e adesso stiamo un attimino rientrando nei ranghi. La cosa mi consola. Spero che anche i calzolai riappaiano. Qualche anno fa per trovarne uno a Pordenone mi sono dannato l'anima.

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  2. Però è anche vero che ad un certo punto i prezzi dei "riparatori" erano talmente simili a quelli d'acquisto di un prodotto nuovo che spesso si concludeva: "se ripararlo mi costa tanto quanto comprarne uno nuovo, preferisco la seconda soluzione". Questo a prescindere dall'oggetto in riparazione.

    Fra l'altro il classico "pissi pissi" della "ggente" sosteneva che per tale motivo fossero del tutto spariti in Italia gli ombrellai, nel senso di riparatori di ombrelli, costando di meno comprarne di nuovi fabbricati nella consueta Cina.

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  3. Margotti Street13 aprile 2013 18:05

    @Rado il Figo
    "costando di meno comprarne di nuovi fabbricati nella consueta Cina."
    Che durano dalla sera alla mattina... se non li usi, altrimenti quelli usati mezza giornata riempiono i cassonetti dei rifiuti e gli angoli delle strade! L'ultima volta che ha piovuto, nel giro di sì e no 300 mt. ne ho contati almeno una decina.
    Personalmente ne ho acquistati tre in quindici giorni da un regolare banco sul mercato gestito da italiani, ma ovviamente era merce di provenienza cinese, perché si sono rotti uno dopo l'altro!
    Poi sono andato in un negozio serio, pagando di più per sperare in meglio al prossimo acquazzone.

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